I temi della settimana dal 15 al 21 ottobre

GOVERNO: LA POLITICA NON CAVALCHI LE ANSIE DEL PAESE

La politica deve stare attenta alle dichiarazioni che generano ansietà e riappropriarsi del suo primato che significa visione del Paese. Non bisogna cavalcare le ansie, ma
avere certezza del futuro. Dobbiamo evitare dichiarazioni eccessive perché creano solo ansietà gratuita. Il paese ha i fondamentali a posto, spiegare la manovra e gli effetti sull’economia reale è la sfida di questo Governo. Bisogna fare attenzione perché la questione temporale non è secondaria. Quando il Governo parla di 5 miliardi di investimenti in più per i prossimi tre anni sulle infrastrutture, il punto è in quanto tempo apri questi cantieri per realizzare queste infrastrutture e quale effetto hai sull’economia reale. Se invece qualche cantiere lo chiudi è evidente che c’è qualche distonia all’interno del Governo. 

MANOVRA: DEPOTENZIARE INDUSTRIA 4.0 NON AIUTA LA CRESCITA

Questa manovra si basa su due grandi pilastri: uno è quello delle promesse elettorali, del contratto di governo – che sono la flat tax per gli autonomi, le pensioni e il reddito di cittadinanza – e un secondo pilastro dichiarato che è la crescita. Il secondo pilastro rende sostenibile il primo e quindi la manovra. Su questo secondo pilastro occorre approfondire molto perché è evidente che ci giochiamo un gran pezzo della credibilità, anche in funzione dello sforamento che il governo ha voluto fare. E depotenziare Industria 4.0 sicuramente non va in direzione della crescitaanzi blocca lo sforzo di rinnovamento del Paese. All’Italia manca una visione di politica industriale. Anche se la definizione delle misure non è ancora certa, il quadro attuale prevede una rimodulazione al ribasso per gli incentivi legati all’iperammortamento, lo stop al superammortamento, il silenzio sul credito d’imposta alla formazione e sul possibile rifinanziamento della Legge Sabatini. A preoccupare è la deriva complessiva del sistema, che si dimentica della formazione e sembra non dare giusto peso ai risultati raggiunti finora.  

MANOVRA: OK SFORAMENTO MA SIA PER LA CRESCITA

Il metodo condivisibile è quello di trasformare il patto di stabilità in patto di crescita, superando l’idea dei saldi di bilancio, ma definendo prima di tutto gli effetti sull’economia reale che vogliamo realizzare. Questo metodo vale per l’Italia e per l’Europa. Non ci spaventa un punto in più di sforamento ma speriamo che questo non si usi come alibi per una campagna elettorale a gennaio sul sì o no all’Europa.Il dibattito deve essere sull’Europa come deve essere. Dobbiamo guardare a una Europa che deve incrementare l’occupazione, la dotazione infrastrutturale e deve essere il luogo ideale per i giovani e le imprese. E’ chiaro che l’Europa va cambiata e quindi il dibattito deve essere su quale Europa vogliamo realizzare e quali obiettivi. Noi sulla manovra siamo attendisti con una serie di pregiudiziali e lo abbiamo detto con chiarezza.

MANOVRA: NON AMIAMO I CONDONI, BENE INVECE RATEIZZAZIONE TASSE

Noi non amiamo i condoni, ci interessa più l’idea di una pace fiscale con la rateizzazione, che è una parte che il Governo ha previsto e ciò significa pagare tutte le tasse da parte delle imprese che hanno criticità oggettive. Il presidente Boccia sul Dl Fiscale ha precisato che è un condono fiscale solo per piccole questioni ma c’è una parte di pace fiscale che riguarda la rateizzazione ed è questa che ha il consenso di Confindustria in quanto permette alle imprese in oggettiva difficoltà di pagare le tasse a rate.

INFRASTRUTTURE: NON BLOCCARE GRANDI OPERE PER CONFLITTO POLITICO

Costruiamo delle clausole di salvaguardia su alcuni temi importanti. Per esempio l’energia: abbiamo visto che, in alcune regioni, per usare l’arma del conflitto politico si bloccano le grandi opere di interesse nazionale. Va bene l’autonomia, va bene la competenza ma attenzione perché alcuni titoli devono riguardare questione di interesse nazionale. Sempre in tema di infrastrutture su Alitalia il presidente Boccia ha ribadito che il nostro Paese ha bisogno di aeroporti per attrarre turisti e trasportare merci in termini competitivi e lo pseudo nazionalismo in nome del popolo italiano che poi paga le perdite è un problema a meno che non ci sia un piano industriale che dimostri che sono utili. Nazionalizzare per poi per poi avere perdite che pagano i cittadini non è un grande cambiamento.